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  • Associazione culturale multietnica Lakasbah
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PER UN PUGNO DI CLICK

Categoria: Eventi e comunicazioni Pubblicato Mercoledì, 11 Ottobre 2017 Scritto da kasbah

Non ci coglie di sorpresa lo spregevole attacco sferrato all’interno dell'articolo “Solidarietà ed accoglienza: quando la trasparenza fa la differenza” di Michele Santagata, in arte GDD, nei confronti di un nostro amico, compagno e fratello, nonché uno dei fondatori della Kasbah, associazione che fin dal 2001 ha praticato percorsi di accoglienza e solidarietà virtuosa nei confronti di persone in fuga da guerre e persecuzioni.   

Nè ci stupisce che la confusione voluta tra accoglienza virtuosa e malaccoglienza, provenga da una “testata" che fabbrica NON notizie che parlano esclusivamente alla pancia delle persone pur di racimolare qualche click sul web, spazio virtuale sempre più impregnato di giornalismo improvvisato e sensazionalista, che contribuisce in tal modo ad amplificare odio razziale e becero populismo.

Chi attacca Alessandro, attacca tutti noi ed infanga un'esperienza che è diventata bene comune della città di Cosenza, riconosciuta e valorizzata a livello nazionale e oltre. Lo sanno molto bene le tante realtà associative con le quali in tutti questi anni abbiamo condiviso e realizzato percorsi di solidarietà attiva e azioni di denuncia dei soprusi e delle violazioni dei diritti subìti dai migranti, come nel caso dei provvedimenti di espulsione nei confronti della comunità rom o della denuncia relativa alla gestione emergenziale dei tanti CAS, nati come funghi sull’intero territorio regionale.  

Sulla necessità di garantire adeguati controlli della spesa pubblica, GDD con noi sfonda una porta aperta!

Chi ha un minimo di conoscenza o chi avesse la volontà di capire come funzioni il meccanismo della gestione dei progetti SPRAR, scoprirebbe che questo modello prevede più livelli di controllo nella rendicontazione di ogni singola spesa effettuata dai soggetti gestori (selezionati attraverso avviso pubblico, al contrario di quanto avviene nei centri prefettizi, i cosiddetti CAS) da parte di più controllori: Revisore dei conti, Ente locale titolare del progetto e Ministero dell’Interno.

Proprio per assolvere al principio di trasparenza e di buona gestione della spesa pubblica, la nostra associazione da tempo garantisce l'erogazione di tutti i contributi in denaro (come il tanto chiacchierato pocket money così come i contributi per il vitto, l’igiene personale e l’acquisto di vestiti) direttamente sulle carte prepagate delle persone in accoglienza, favorendo l’autonomia nella gestione delle proprie spese quotidiane. Per quanto riguarda le altre spese, queste sono tracciate da pagamenti effettuati tramite bonifici che in sede di rendicontazione vengono allegati a fatture e a ricevute. Dunque, trasparenza assoluta!

Nel corso di questi anni abbiamo intrapreso un percorso volto a favorire la replicabilità di questo modus operandi, informando e stimolando tutti i progetti SPRAR presenti nella nostra provincia, sulla necessità di una gestione e di un’erogazione dei servizi offerti alle persone in accoglienza tale da garantire, da un lato l’autonomia delle persone accolte, e dall’altra la trasparenza nella gestione dei fondi pubblici. Necessità resa ancor più indispensabile in una terra in cui il tasso di infiltrazione mafiosa all’interno di appalti e amministrazioni pubbliche è elevatissimo. Negli anni siamo riusciti a creare una rete virtuosa che garantisce alle persone in carico al nostro progetto un alto livello del servizio. Una rete costituita da tanti piccoli comuni e operatori che lavorano con passione e umiltà, spesso nell’invisibilità e senza gloria alcuna. Da anni cerchiamo di favorire l’associazionismo locale al fine di creare nei singoli territori i presupposti per una corretta accoglienza. Tutto completamente all'opposto della logica della malaccoglienza, che da sempre denunciamo, dove non vengono garantiti né diritti umani né tracciabilità di spesa, ma in cui invece si favorisce la nascita e la crescita di vere e proprie holding dell’accoglienza. Ed è per questi motivo che ci sentiamo distanti anni luce dal ripugnante mondo dell’affarismo perpetrato sulle spalle dei rifugiati dagli imprenditori del disagio e dai turpi accostamenti ad opera di pseudo giornalisti che non hanno mai sentito parlare di deontologia.

Non è superfluo ricordare che il modello SPRAR prevede anche, al suo interno, un’attività di monitoraggio e di assistenza tecnica ai progetti, attività ben diversa da quelle ispettive svolte dagli organi preposti. Trattasi di attività di monitoraggio degli standard dei diritti garantiti ai rifugiati in accoglienza, nonché di sostegno all'equipe finalizzate al superamento di eventuali criticità e al rafforzamento delle competenze degli operatori.

Questo il vero ruolo svolto da una delle socie storiche della nostra associazione che, a seguito del suo nuovo incarico, non partecipa da tempo ai processi decisionali della nostra associazione, né tantomeno lavora all’interno dei progetti gestiti dalla Kasbah. La sua attività di tutoraggio si svolge in province diverse da quella di Cosenza.

Le illazioni nei suoi confronti sono, pertanto, evidenti strumentalizzazioni di una questione molto più complessa e che oggi mette in discussione uno dei progetti più noti in Italia e nel mondo: il modello Riace.

Molte le cose che in questi giorni abbiamo letto e sentito su Riace. E' per noi difficile credere che il Mimmo che abbiamo conosciuto si sia macchiato dei reati a lui contestati. Per noi Mimmo ha da sempre rappresentato l'utopia di un nuovo mondo possibile e di una società solidale. Anche per questo le esperienze di Riace e di Acquaformosa, che parlano di un accoglienza diversa, sono oggi sempre più bersaglio di attacchi fascisti e xenofobi, ricordiamo in particolare i vili attacchi che ormai da mesi sta subendo Giovanni Manoccio, che, al pari di GDD, strumentalizzano la questione della trasparenza amministrativa finendo per alimentare unicamente logiche di respingimento, sospetto e intolleranza nei confronti di persone che necessiterebbero invece di tutela.

Per noi l’accoglienza non è un mero esercizio burocratico, né un affare. Accoglienza significa aprire borghi e città a chi scappa da guerre e privazioni, restituire loro un contesto di normalità in cui poter riannodare i fili di esistenze stravolte dalla violenza. Significa provare a costruire insieme nuove opportunità di riscatto sociale. Significa creare occasioni di sviluppo locale, offrire opportunità lavorative a quanti oggi si trovano nel limbo della disoccupazione o sono costretti a loro volta a emigrare. Significa costruire una società nuova in cui la differenza non è diffidenza ma è un valore aggiunto. Per noi l'accoglienza deve essere diffusa. Significa garantire al meglio i diritti anche attraverso la sensibilizzazione dei servizi pubblici territoriali, spesso impreparati nella presa in carico dei diritti di cittadinanza dei migranti. Per questi motivi a Cosenza, i rifugiati accolti dalla Kasbah, vivono negli appartamenti e non all’interno dei centri collettivi e sono supportati da personale qualificato, con esperienza ultradecennale, in grado di farsi carico dei bisogni complessi di cui sono portatori. Questa è la nostra filosofia!

È nostra intenzione favorire la replicabilità di questa impostazione attraverso la trasmissione delle competenze acquisite negli anni, perché riteniamo non ci si possa improvvisare in questo ambito e perché pensiamo che solo così sia possibile contrastare la NON accoglienza delle emergenze create ad hoc, in cui si continua a perpetrare la privazione di diritti a danno di chi già ha già vissuto dolore e violenza, anche estrema in alcuni casi. L’accoglienza non è la gestione di un fenomeno emergenziale che continua a mostrare il vero volto di un sistema nazionale ancora incapace di strutturare serie politiche di governante dei fenomeni migratori.

Per tali motivi le becere illazioni, verbali o scritte che siano, non ci fermeranno e, anzi, ci danno nuova forza per continuare a percorrere la nostra strada sempre a testa alta, perché non abbiamo nulla da nascondere e di cui vergognarci. Alla luce del sole come abbiamo sempre fatto!

Un ultimo consiglio vogliamo regalarlo al Del Debbio in salsa bruzia di Iacchitè: quello di cambiare il suo acronimo in GDF, in virtù delle sue comprovate doti di revisione dei bilanci altrui!

Chi tocca uno di noi, tocca tutti!!!

Emanuela Cerminara 

Emilia Corea

Christian Tucci

Ake Edoh Afelike

Asef Fazli

Franco Cirino

Roberta Cerminara

 

Associazione Culturale Multietnica "La Kasbah" onlus